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Fenomeno O.T.O. / teatro rituale / meccanica dello stigma Il feticcio, l’auto-induzione, lo stigma e il gioco di ruoloIl rituale come macchina feticistica Si tratta di un compendio abbreviato, tradotto e rivisto di una sottosezione di Der O.T.O.-Phänomen RELOAD. [1]
Robert Deumié, proprietario del Café Thélème a Montréal, fu nominato presidente della società O.T.O., Inc. e “rappresentante personale del Califfo” in Canada dopo l’elezione di William Breeze a Califfo. Deumié fu espulso dal Califfato per aver presumibilmente rivelato alcuni segni e rituali segreti dell’Ordine in un film in lingua francese mostrato alla televisione del Québec nel 1990. |
Il feticcioUso qui “feticcio” in un senso volutamente ampio e non diagnostico: non soltanto come oggetto sessuale, ma come persona, persona scenica, oggetto, immagine, rituale o disposizione investita di un eccesso di valore e ripetutamente ricaricata attraverso l’uso. Nelle organizzazioni occultistiche il feticcio può migrare dal singolo oggetto all’apparato nel suo insieme: veste, insegna, cerchio, specchio, segretezza, grado, gesto e pubblico. La ripetizione mantiene vivo l’apparato. Un feticcio può servire da via d’accesso al sublime o da modo di sperimentare il glamour entro il proprio senso di sé. La sua forza non risiede in qualità fisse della cosa in quanto tale, bensì negli atti ricorrenti del visitarla, usarla, metterla in scena e confermarla. La sessualità può essere una fonte di questa carica, ma non è l’unica. Ciò che conta qui non è se il feticcio sia sessuale. Il feticismo sessuale ne è soltanto la forma più appariscente. La caratteristica decisiva del feticcio non è ciò che esso è, ma ciò che fa. È decisiva la sua funzione, non il suo contenuto. Un feticcio può essere un oggetto, un’immagine, un ruolo, un rituale, una situazione, una gerarchia, un’idea o un’intera disposizione della vita. Ciò che lo distingue da una normale preferenza è la necessità. Non viene semplicemente goduto: è necessario. Colma, per quanto provvisoriamente, una lacuna nell’economia psichica del feticista e permette così di mantenere un equilibrio altrimenti minacciato. Per questo il feticcio è più grande dell’individuo. La sua funzione non dipende dalle qualità uniche di un’altra persona. La persona può limitarsi a portarlo, rappresentarlo o incarnarlo. Nell’esempio sessuale più banale, il feticista fa sesso con la maschera piuttosto che con l’individuo che la indossa. Chi la porta può cambiare; la maschera rimane. Ciò che deve restare costante è la forma capace di svolgere la funzione psichica richiesta. Per la stessa ragione il feticcio deve essere visitato, usato, messo in scena o frequentato ripetutamente. Senza ripetizione perde la sua carica. La ripetizione, dunque, non è soltanto abitudine e non è necessariamente ricerca di un piacere crescente. È manutenzione. Questo distingue tale feticismo anche dal feticismo ricreativo o del fine settimana, i cui costumi e accessori possono essere comprati in un sex shop e riposti il lunedì mattina. Il feticcio qui inteso è strutturale. Partecipa al mantenimento della continuità psichica, dell’autoregolazione e, nei casi estremi, della capacità dell’individuo di funzionare nella vita quotidiana. Di conseguenza persino un sintomo può acquisire una funzione feticistica. Una disposizione nevrotica, un ruolo irrigidito o un’identità di malattia possono essere conservati proprio perché la loro scomparsa minaccerebbe un equilibrio che ha finito per dipendere da essi. Ciò che dall’esterno appare come qualcosa da cui una persona dovrebbe desiderare di liberarsi può, dall’interno, essere divenuto la struttura stessa attraverso la quale quella persona rimane riconoscibile a se stessa. Il feticcio, dunque, non è anzitutto uno strano oggetto del desiderio. È un apparato psichico. E quando diventa un apparato, il rituale può diventarne la macchina. Il rituale non si limita a esprimere una credenza. Contribuisce a produrre l’esperienza che in seguito viene assunta come conferma di quella credenza. |

Grady Louis McMurtry, Caliph (Califfo) del Caliphate americano Ordo Templi Orientis
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Aleister Crowley, fondatore di una propria religione e del suo O.T.O. mutato, fu — e rimane — un feticcio per molti.
Il seguace di Crowley, Grady Louis McMurtry, si conformava anche visivamente all’aspetto “Orientis” del suo Ordo Templi Orientis, divenendo pure membro di un gruppo sikh fondato da Siri Singh Sahib Harb Hajan Khalsa noto anche come Yogi Bhajan. Il sikhismo è una religione monoteista che mantiene alcuni elementi induisti come la reincarnazione ed il karma, e rifiuta il sistema delle caste e il culto degli idoli. I sikh si riconoscono dai loro turbanti e dai loro capelli e barbe che non vengono mai tagliati. La reputazione dei sikh come guerrieri particolarmente coraggiosi risale al XVII secolo. Nel reclutamento dei soldati, l’esercito britannico prediligeva i sikh e, nel corso della lotta dell’India per l’indipendenza, i sikh combatterono in entrambi gli eserciti. Ancora oggi i sikh sono considerati la spina dorsale dell’esercito indiano. Nel 1984 Indira Gandhi fu assassinata dalle sue guardie del corpo sikh per vendicare l’assalto al Tempio d’Oro di Amritsar, occupato dai fondamentalisti sikh che aspiravano ad uno stato-nazione sikh separato. Anche la personalità marziale di McMurtry traspare chiaramente: si era arruolato volontario nell’esercito e servì sia durante la Seconda guerra mondiale sia durante la guerra di Corea. Peraltro, in un’allusione successiva a una lettera che Crowley gli aveva inviato in Belgio, dove McMurtry era di stanza nel 1944, egli dichiarò: «Io sono Califfo perché sono un soldato.» [2] Crowley, dal canto suo, si compiaceva di temi arabi e musulmani: i suoi rituali scritti per l’O.T.O. sono popolati da figure che sembrano appena uscite da Le mille e una notte. Si mettono in scena grandi eventi cerimoniali, ammantati da un’atmosfera misteriosa frutto di un miscuglio di ingredienti. Tutto l’armamentario di cui la massoneria si serve da tempo immemorabile viene impiegato per incantare i sensi. Strani emblemi, lunghi nastri e tonache nere svolazzano in solenni atti d’iniziazione; si odono colpi misteriosi, si pronunciano incarichi e missioni il cui scopo rimane nascosto. A volte i neofiti dell’O.T.O. hanno gli occhi bendati. Atti diffusi di consacrazione, vapori dolciastri e nauseanti, nudità parziale e musica enfatica, tutto concorre a insinuare nel partecipante la conturbante idea che nell’O.T.O. ci si dia da fare con la magia sessuale. Turbanti, tende e colonne fanno parte del repertorio; si assiste ad una orientalizzazione dell’Occidente, pur riducendo l’Oriente a un’identità culturale arretrata. [3] Durante altri rituali vengono brandite fruste e armi; si indossano cuoio, accessori sessuali e uniformi. Sono in possesso di un film di un rituale crowleyano, celebrato dal Califfato di New York. Vi si notano accessori supplementari. Una donna in bikini danza su una bara. Si apre. E da essa emerge nientemeno che un Gesù Cristo completamente truccato. Tuttavia i rituali di iniziazione dell’O.T.O. non vanno molto oltre questo tipo di gioco di ruolo per adulti. Lo stesso vale per i rituali della Fraternitas Saturni. Al fine di mantenere desessualizzate le emozioni, la libido viene focalizzata sull’intero set, sui rituali. Da qui la particolare attenzione data ai rituali di iniziazione. In termini psicoanalitici, si potrebbe leggere tutto ciò attraverso uno stereotipo familiare classico: l’O.T.O. come madre e Crowley come padre. In questa lettura, i membri possono amare il set — i rituali — come una relazione madre–figlio idealizzata, mentre l’insulto o la critica vengono vissuti come aggressione della figura paterna (Crowley o i critici, a seconda della prospettiva). La minaccia di castrazione appartiene qui al vocabolario interpretativo, non a una diagnosi psicologica accertata. |
L’O.T.O. si appropria di segni selezionati di un Oriente immaginato e li reimpiega come décor iniziatico: turbanti, tende, titoli e personae esotizzate diventano tecnologie del gioco di ruolo.
Il set come macchina feticistica
Il feticcio non deve necessariamente risiedere in un singolo oggetto. Può migrare nell’intero apparato: veste, insegna, cerchio magico, specchio, gesti, grado e scenografia. Il set stesso diventa il feticcio. La sua efficacia dipende dalla ripetizione: deve essere visitato, usato e rappresentato ancora e ancora.
L’immagine seguente non è la ricostruzione di un evento storico, ma un modello visivo di questo meccanismo. Il Gran Maestro non guarda semplicemente in uno specchio per vedere qualcosa. Costume, grado, gesto e ambiente lo costruiscono dapprima come la persona autorizzata a vedere. Lo specchio restituisce poi l’immagine del ruolo che lo ha creato. Autorità, costume, rituale e riflesso formano un circuito chiuso nel quale la rappresentazione produce ripetutamente le proprie prove.
Il sentiero consumato attorno al cerchio aggiunge la dimensione materiale: la ripetizione è diventata architettura. Il pavimento stesso è diventato un archivio della credenza.

I cerchi magici rendono architettonica questa logica. Assegnano corpi e apparizioni a zone separate, trasformano la stanza in un palcoscenico e conferiscono a un evento invisibile una geometria visibile. Il mago sta in un cerchio; l’angelo, il demone o l’immagine proiettata dovrebbe apparire in un altro. Che qualcosa appaia oppure no, la disposizione ha già dato all’aspettativa una forma materiale.




I ritualiL’importanza dei rituali d’iniziazione non deve essere sottovalutata. Essi rappresentano spesso l’amore materno (l’ordine è la madre, il leader è il padre) e, quando si tratta di difenderli, si tira fuori l’artiglieria pesante. Ad esempio: non è permesso mettere in vendita su Amazon o eBay, come libri di seconda mano, i volumi che contengono questi rituali. Le minacce di azioni legali seguono immediatamente. “Fahrenheit 418.” [4] Ciò rafforza l’aspetto feticistico, e di conseguenza il prezzo di quei libri sale.I seguenti punti fanno parte della dichiarazione di consenso che il Qualunque sia il suo scopo giuridico, la liberatoria produce anche un effetto teatrale. Prima che accada qualsiasi cosa, la burocrazia annuncia pericolo, segretezza e conseguenze. Il documento legale diventa così parte dell’apparato rituale: contribuisce ad amplificare l’evento che dovrebbe soltanto regolamentare. Califfato richiede per l’ammissione ai rituali: «Comprendo che si è cercato in ogni modo di ridurre al minimo i rischi esistenti relativi alla natura di alcune delle attività praticate, grazie all’uso di un’attrezzatura adeguata, in ambienti sicuri e di una corretta prassi di sicurezza. Ma capisco anche che questi rischi non possono essere eliminati completamente. Sono consapevole che partecipando alle cerimonie di iniziazione ed alle altre attività dell’Ordo Templi Orientis potrei incorrere in lesioni fisiche. A causa della natura di tali attività, queste lesioni potrebbero rivelarsi da insignificanti a fatali. Alcune specifiche lesioni personali non rare in questo genere di attività sono le seguenti: Arresto respiratorio; arresto cardiaco; ictus; danni alla colonna vertebrale e al collo (che potrebbero portare a paralisi); fratture ossee; tagli e lacerazioni; emorragia; danni agli occhi (che potrebbero portare a cecità); convulsioni; incoscienza; escoriazioni; svenimento; malore improvviso; crampi; mancanza di respiro; annegamento; contrazione di malattie trasmissibili. Inoltre, esiste un rischio di infortunio o malattia durante i trasferimenti da e per gli eventi. Sono anche consapevole che partecipando alle attività dell’Ordo Templi Orientis potrei incorrere in infortuni non fisici, compresi, ma non limitati a: danni emotivi, psicologici e sociali; danni o perdita di beni personali. Comprendo che l’elenco di cui sopra non è comprensivo di tutti gli incidenti che potrebbero verificarsi, bensì è solo teso a informarmi del tipo di rischi inerenti alla mia partecipazione alle attività dell’Ordo Templi Orientis, in modo che io possa volontariamente scegliere di parteciparvi o meno. Con la presente dichiaro che partecipo volontariamente a tutte o parte delle attività dell’Ordo Templi Orientis con piena coscienza dei rischi potenziali che esse presentano, tra cui rischi di danni fisici, emotivi, psicologici, sociali, danni materiali e morte, e dichiaro di accettare ogni e qualsiasi rischio di danno fisico, emotivo, psicologico, sociale, a beni e cose di proprietà, morte. Accetto di liberare e manlevare l’Ordo Templi Orientis, Ordo Templi Orientis U.S.A., e i loro operatori, volontari, funzionari, dipendenti e dirigenti, dalla responsabilità per danni fisici, emotivi, psicologici, sociali, danni alla proprietà, morte, derivanti dalla mia partecipazione alle attività dell’Ordo Templi Orientis. Accetto anche di mantenere la riservatezza per quanto riguarda lo svolgimento delle cerimonie di iniziazione religiose private dell’Ordo Templi Orientis e sui documenti ad esse relativi. Rilascio questa dichiarazione di esonero e indennizzo in cambio dell’opportunità di partecipare alle attività dell’Ordo Templi Orientis. Dichiaro in fede di aver letto l’accordo, dichiaro che esso mi è stato spiegato, e che potrei rinunciare a diritti legali di cui altrimenti disporrei. Dichiaro di avere almeno diciotto (18) anni.» [5] Ai potenziali candidati al VI° viene richiesto «di avvisare immediatamente se dovesse sussistere una qualsiasi delle seguenti condizioni:
A questo punto si pone la questione della pericolosità dei rituali dell’O.T.O., rituali che sono innocui di per sé, e comprendono piccole incisioni che ricordano i rituali di fratellanza sanguigna da boy scout. Nel 2005 ne parlai con Bill Heidrick. Mi disse che se si verificasse una emergenza psicologica durante un’iniziazione, essa dovrebbe essere interrotta immediatamente e si dovrebbe cercare aiuto professionale. Gli parlai di ricordi di torture e abusi (flashback), che un’iniziazione potrebbe scatenare in individui provenienti da zone di guerra. Gli parlai anche di fobie, vale a dire infondate ma costanti paure di particolari situazioni e cose in persone che soffrono di disturbo da stress post-traumatico, che rivivono cronicamente il momento stressante causato da una esperienza vissuta, e che in genere provoca un’paura mortale. Egli fu evasivo quando chiesi se gli iniziatori fossero sufficientemente addestrati a notare un imminente rischio psicologico in chi stava per essere iniziato, o se fossero adeguatamente attrezzati per affrontare una situazione di emergenza durante i rituali. Mi disse solo che, le emergenze sono «ovvie», e insistette per cambiare argomento. Qualche anno fa, in Germania, una donna iraniana fu iniziata nell’O.T.O. Il rito le richiamò alla memoria il fatto di esser stata torturata nel suo paese d’origine. [6] Forse si trattava del rituale del I°, durante il quale, a simboleggiare la rinascita, si deve stare in acqua al buio. Il rito fu immediatamente interrotto. Storie simili sono raccontate da membri che hanno combattuto nelle guerre in Iraq o nelle regioni della ex Jugoslavia. È la sindrome da stress post traumatico. Nel Califfato circolano due opinioni in merito: Heidrick generalmente assegna un carattere terapeutico ai riti iniziatici, basandosi sul ragionamento che quei rituali erano stati progettati da massoni durante «tempi storici molto travagliati.» Eppure altri membri di gradi superiori ammettono che i rituali non hanno mai prodotto alcun effetto terapeutico. Al contrario: «Potrei raccontare decine di storie di orrore che hanno lasciato negli iniziati ricordi spaventosi che potrebbero ben richiedere una terapia per essere rettificati.» [7] Nel 2008 il Califfato accettò almeno di introdurre sacerdoti e sacerdotesse officianti della Messa Gnostica crowleyana ai principi delle «categorie diagnostiche psichiatriche, e agli approcci di base per la valutazione della malattia mentale e dei problemi legati alle dipendenze chimiche». Erano previsti «strumenti per far fronte ad una situazione di crisi, per l’elaborazione del lutto, la risoluzione dei conflitti, e per le questioni legate alla sessualità.» Per raggiungere questo obiettivo la Psychology Guild dell’Ordo Templi Orientis creò i cosiddetti Pastoral Counselling Workshops [seminari di assistenza pastorale]. [8] Naturalmente, in caso di emergenza, la polizia deve naturalmente essere chiamata immediatamente. Tra i riti iniziatici dell’O.T.O. si trova un analogo episodio di assunzione di sangue, come presumibilmente avveniva in un certo rituale massonico di alto grado almeno fino al 1932. A voler dare credito al massone Karl R.H. Frick, l’iniziato candidato all’XI°, [9] l’Altamente Illuminato Fratello Prescelto dell’Ordinamento della Grande Loggia Nazionale dei massoni di Germania, doveva effettivamente bere da una boccetta di cristallo il sangue raccolto da un’incisione praticata sui pollici dei suoi confratelli. [10] Nel rituale del III grado dell’O.T.O. l’iniziato beve da un calice un poco di sangue mescolato a del laudano. Nel rituale per il K.E.W., Knights of the East and West [Cavalieri d’Oriente e d’Occidente] (un grado intermedio tra il IV° ed il V°), il candidato lascia cadere alcune gocce di sangue su un pezzo di stoffa. Nel VI° sul braccio del candidato è praticata un’incisione a forma di croce di sant’Andrea, e il sangue fuoriuscito raccolto in un calice. Nel V° il candidato deve fare un tatuaggio sul petto a forma di rosa. Per i thelemiti ci sono riti di sangue anche al di fuori del contesto dell’O.T.O. È Crowley l’autore della Messa della Fenice. Malgrado la ripugnanza dei thelemiti per la cristianità e la loro avversione per il termine ‘Messa Nera’, considerata una mera parodia atta a spregiare la messa cattolica, a mio parere la Messa della Fenice manca la parodia soltanto per un soffio. Santo è il Tuo nome e senza macchia! È venuto il Tuo regno; è fatta la Tua volontà. Ecco il Pane; ecco il Sangue. Portami attraverso la mezzanotte fino al Sole! Salvami dal Male e dal Bene! Che la Tua corona tra le Dieci Sia qui e subito la mia. AMEN.» Dopodiché con un coltello rituale si incide un segno magico sul proprio petto, e, per far assorbire il sangue, si preme su di esso il Pane di Luce fatto secondo la ricetta della magia sessuale, e quindi lo si ingerisce. Mentre mi infiammo con la preghiera: ‘Non v’è grazia: non v’è colpa: Questa è la Legge: FAI CIÒ CHE VUOI!’» [11] |
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Altro sangue e altro sperma scorrono in ulteriori rituali di Crowley, rituali che hanno anche poco o nulla a che fare con l’O.T.O. per esempio nel Liber LXVI Stellae Rubeae. [12]
E poi i feticci visivamente associati al sesso attirano l’attenzione. Lo sperma non somiglia forse un poco all’ectoplasma — qualcosa d’inspiegabile che cola dagli orifizi del corpo, come si vede in fotografie molto antiche? Anche le reliquie corporee e le reliquie di contatto occupano un posto di primo piano. Le reliquie corporee sono particelle del corpo di un santo; le reliquie di contatto sono oggetti entrati in contatto con un santo. Così venne persino l’idea di saccheggiare la tomba di Theodor Reuss, il fondatore dell’O.T.O., al fine di impossessarsi del suo cranio, di certo una potente reliquia magica. [13] In Svizzera, nel museo dell’O.T.O. elvetico, si possono ammirare sotto vetro l’orsacchiotto di Hermann Joseph Metzger, le scarpe che indossava, i piatti che usava da bambino, il fez e la bacchetta magica da lui usate al lontano passato di prestigiatore da palcoscenico. Foto a destra: Friedrich Mellinger: “Zeichen und Wunder”, Berlino 1933, foto di p. 46. |
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Un diverso tipo di feticismo ha luogo quando il cosiddetto satanismo e Crowley vengono proiettati in un caotico guazzabuglio fatto di profanazioni di cimiteri, delitti rituali, heavy metal e black metal. Nel mainstream questo tipo di feticismo è particolarmente amato: in questi feticci sguazzano un po’ tutti: i sedicenti esperti, i giornalisti, e tutto
il loro pubblico per lo più male informato. È molto popolare gingillarsi con fantasie generalmente violente, soprattutto con rituali di sangue e di morte. Naturalmente la prospettiva di un scandalo mediatico conseguente diventa un
feticcio in sé per tutti i soggetti coinvolti.
Tocchiamo qui il terzo tema: la costruzione di un’identità attraverso lo stigma. Per il momento, però, molto brevemente, un’altra idea. Auto-induzione: produrre una realtà alterataNella versione del 2011 di questo saggio usavo l’espressione volutamente provocatoria “schizofrenia auto-indotta”. Oggi non la userei più come termine clinico. L’espressione aveva anche echi polemici più antichi: nel 1933 Mathilde Ludendorff pretendeva di individuare nell’O.T.O. una “follia indotta da insegnamenti occultistici”. [14] Ciò che mi interessa qui è qualcosa di più specifico: la coltivazione deliberata di esperienze anomale — visioni, voci, corrispondenze, percezione alterata e significato intensificato — mediante rituali, aspettative, droghe, meditazione o altre tecniche. Molti occultisti, in particolare i crowleyani, tentano di creare realtà alternative o di entrarvi. Le tecniche possono essere deliberate e disciplinate: rituale ripetuto, messa in scena sensoriale, meditazione, yoga, sostanze psicoattive, diari magici, corrispondenze simboliche e l’aspettativa che un evento diventi significativo perché accade “sotto la volontà”. [15] Il risultato ricercato non è la schizofrenia come condizione medica, ma un’esperienza interpretata come percezione intensificata, contatto o accesso superiore. Il pensiero per corrispondenze o apofenico è qui particolarmente importante. I segni vengono letti sistematicamente in modo che diventino disponibili sempre più connessioni: nomi, numeri, eventi, sogni e coincidenze possono essere ripiegati nella stessa rete interpretativa. In una cornice cabbalistica, persino una forma di vita aliena e un pomodoro possono essere collegati se il sistema produce lo stesso valore numerico. Il punto non è che tale relazione sia per definizione clinicamente delirante, ma che l’apparato è costruito per far proliferare le relazioni. Ciò può creare difficoltà di comunicazione con chi non partecipa agli stessi schemi di significato. Eppure rimane il desiderio di restare collegati al mondo più ampio — e di esserne notati. Segue la risocializzazione attraverso la scelta, la negoziazione o la conversione di un’identità basata sullo stigma.
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Rappresentazione non significa causalità. Un’immagine occultistica può fornire il vocabolario nel quale viene espresso un disagio; non è di per sé una prova che l’occultismo abbia causato quel disagio, né che l’evento rappresentato sia realmente avvenuto. Il circuito chiusoConsiderati insieme, feticcio, auto-induzione, stigma e gioco di ruolo formano un sistema di retroazione. Il feticcio investe l’apparato di un eccesso di valore; ripetizione e auto-induzione producono l’esperienza attesa; il gioco di ruolo conferisce a quell’esperienza una forma sociale visibile; lo stigma stabilizza l’identità risultante. Il cerchio, dunque, non è tracciato soltanto sul pavimento. È anche psicologico e sociale: un apparato che produce continuamente le prove della propria necessità. Il mago crea il rituale. Il rituale crea il mago. ![]()
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Traduzioni italiane
Aleister Crowley: Biografia.Spermo-Gnosis – Magia sessuale.
Il feticcio, l’auto-induzione, lo stigma e il gioco di ruolo.
La versione play-game di un O.T.O.-Fatamorgana.
Ordo Templi Orientis — I primi anni e la sua evoluzione.
Breve storia dell'Ordo Templi Orientis.
In latino: De destillatione "suci mulieris" ad servandam valetudinem magi e GOTOS busto in Italia.
Considerare l'O.T.O. inesistente.
In English: Ordo Templi Orientis in Italy.
Aleister Crowley: un mago a Cefalù.
Marco Pasi: Aleister Crowley e la tentazione della politica.
Marco Pasi: Lo yoga in Aleister Crowley.
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Secrets of the Rosicrucians, Templars and the Illuminati
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